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La CHIESA, i DIPINTI e le SCULTURE

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L’EDIFICIO
L’attuale chiesa di San Fermo Minore o dei Filippini fu eretta a partire dal 1759 in luogo della precedente chiesa benedettina dei Santi Fermo e Rustico, costruita alla fine del XIV secolo e orientata verso l'interno dell'abitato. L'arrivo dei seguaci di San Filippo Neri, nel 1713, determinò
l'esigenza di una chiesa più spaziosa e orientata verso l'arteria adiacente al fiume, adatta alle rinnovate esigenze di culto. L'incarico di progettazione, dopo alcune consultazioni di architetti locali come Michelangelo Castellazzi e Girolamo dal Pozzo, fu affidato al veneziano Andrea Camerata noto per aver collaborato e per essere subentrato, in Santa Maria delle Grazie ad Udine e nel rinnovo della Torre dell'Orologio a Venezia all'architetto Giorgio Massari, attivo in varie chiese dell'ordine, come Santa Maria della Fava a Venezia, Santa Maria della Pace a Brescia,
San Filippo Neri a Vicenza. L'edificio, la cui costruzione fu realizzata tra il 1759 e il 1791, fu eretto in puro stile classicista, rifacendosi a precedenti rinascimentali soprattutto palladiani, in una rielaborazione che risente fortemente della contemporanea architettura ecclesiastica veneziana.
La facciata, richiama quella palladiana di San Michele a Isola: la parte centrale è scandita da semicolonne e semipilastri di ordine gigante con capitelli compositi, atti a sorreggere il timpano triangolare, decorato a dentelli. Semplici paraste invece decorano le parti laterali della fronte. Sopra il portone centrale, a sua volta coronato da un piccolo timpano, una finestra termale è riquadrata da cornici.
Anche l'interno dell'edificio risponde a modelli rinascimentali, con un unica navata, anch'essa scandita da semicolonne di ordine gigante, in luogo della partizione in tre navate suggerita dalla fronte. Sulla navata si affacciano le ampie cappelle laterali con relativi altari. L'interno è caratterizzato da una marcata accentuazione decorativa, come testimonia la serie delle nicchie destinate a ospitare il decoro scultoreo, dall'abbondante ornamentazione in legno dorato di origine ottocentesca. Il bombardamento del marzo 1945 ha purtroppo distrutto soffitto e zona absidale, oltre all'adiacente oratorio, opera del Cristofoli. La ricostruzione del 1952-54 ha completato l'assetto attuale della chiesa.

LA DECORAZIONE SCULTOREA
La decorazione scultorea della facciata della chiesa di San Fermo Minore si inserisce nelle partiture architettoniche dell'edificio secondo un bene preciso programma iconografico.
Nelle nicchie, che affiancano il portale, sono collocate le statue mutile dei santi patroni della chiesa, Fermo e Rustico; in cima alle ali laterali compaiono sulla destra una figura femminile rovinatissima, identificata dal Simeoni (1909) come Santa Caterina, sulla sinistra San Carlo Borromeo che contempla il Crocefisso. Corona il timpano la figura dell'Immacolata Concezione, cui si volgono in venerazione le figure di San Filippo Neri e di San Francesco di Sales.
All’interno dell’edificio sono collocati entro nicchie le statue in tufo di apostoli ed evangelisti, identificabili anche dalle iscrizioni poste sul basamento. Nella controfacciata a sinistra è collocata la scultura di San Taddeo; lungo il lato sinistro della navata compaiono San Matteo e San Filippo, tra la prima e la seconda cappella, San Giovanni Evangelista e nella parte finale San Luca e Sant’Andrea. Dinanzi all’abside sono collocate le figure di San Pietro e San Paolo. Lungo il lato destro della navata si notano San Giacomo Maggiore e San Tommaso, San Giacomo Minore tra le due cappelle e poi San Bartolomeo, San Simone e San Mattia.
L’intero apparato scultoreo, sia esterno che interno, è opera documentata dello scultore Angelo Sartori (1744-1794), di cui sono documentati pagamenti nella seconda metà dell’ottavo decennio del secolo XVIII. Le sculture documentano un incipiente gusto neoclassico, che coesiste con un vigoroso ed efficace realismo rappresentativo.

 

I DIPINTI

Nella chiesa di San Fermo minore, in occasione di questa mostra, sono stati esposti i dipinti e gli apparati decorativi che ne hanno storicamente adornato gli altari, in molti casi attualmente custoditi all'interno degli ambienti conventuali.
La preziosa e venerata immagine di San Filippo Neri pervenuta alla chiesa per donazione forse di una nobildonna romana o di un convento marchigiano è opera della maturità di Carlo Maratta (1625-1713), da lui realizzata probabilmente con la collaborazione della bottega. La tela, collocata fino agli anni '50 del secolo XX all'altare dedicato a San Filippo (primo altare a sinistra), viene ora esposta  al  primo  altare a destra,  corredata  sopra  e sotto dalle squisite lunette di Agostino Ugolini
(1755-1824), raffiguranti L'Incoronazione della Vergine e Angioletti con i simboli delle Virtù Teologali e inserita nella preziosa cornice lignea dorata decorata a girali.  
Al primo altare a sinistra è stato ricollocato il dipinto di Domenico Zorzi (1729-1792) con la Madonna con Bambino che appare a San Filippo Neri (1778) realizzato dal pittore sul modello piazzettesco della pala per la chiesa veneziana di Santa Maria della Fava.
Accanto al primo altare a destra sono esposte  le due pale che si sono avvicendate nella decorazione dell'altare, dedicato a San Francesco di Sales. La prima di esse, opera di Giuseppe Buffetti (Verona 1751-1812) raffigura la Madonna con Bambino e i Santi Francesco di Sales, Carlo Borromeo e Giovanna Francesca Fremiot di Chantal (circa 1779), e documenta il culto oratoriano per il Santo, vescovo di Ginevra e fondatore con Santa Giovanna Fremiot di Chantal dell'ordine della Visitazione.. La tela, che attesta l'adesione del pittore veronese al raffinato neoclassicismo del mantovano Giuseppe Bottani, fu rimossa e sostituita, a seguito della beatificazione dell'oratoriano Sebastiano Valfrè nel 1834, dalla pala del pittore accademico veronese Giampaolo Pellesina (1802-1857 ), che raffigura La Santa Famiglia in gloria con San Giovannino, il Beato Sebastiano Valfrè e i Santi Carlo Borromeo, Giovanna Francesca Frèmiot di Chantal e Francesco di Sales.
Al secondo altare a destra (altare del Sacro Cuore) è la pala di Giuseppe Zannoni (verona 1849-1903) con la Madonna con Bambino, il Sacro Cuore di Gesù, Santa Caterina d'Alessandria e il Beato Giovanni Giovenale Ancina in cui compare il Beato confratello di San Filippo Neri, già rettore del collegio oratoriano di Napoli e poi vescovo di Saluzzo.
Lo spettacolare apparato mobile delle Quarantore, riproposto in occasione di questa esposizione all'altare maggiore è costituito da preziose pitture di Agostino Ugolini (Ultima Cena, Fede e Speranza,  Cristo tra l'Eucaristia e gli strumenti della Passione, due Angioletti incensieri ) montate in un complesso eseguito su disegno dell'architetto Leonardo Manzati, dall'intagliatore veronese Luigi Sughi (1780-1853), autore dei monumentali Angeli che reggono l'Ostensorio.

 

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